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Giteo
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mweaGitèo o mweqGíziocite-ref-1[1] (la prima grafia ricalca il mwfglatino, la seconda il mwfwgreco moderno; in mwgagreco antico Γύθειον o Γύθῑον, in latino Gythēum o Gythīum, in greco moderno Γύθειο) è un ex comune della mwgqGrecia nella mwggperiferia del Peloponneso di mwgw7 926 abitanti secondo i dati del censimento mwha2001.cite-ref-2[2]

È stato soppresso a seguito della riforma amministrativa detta mwigProgramma Callicrate in vigore dal gennaio mwiw2011cite-ref-3[3] ed è ora compreso nel comune di mwkaAnatoliki Mani.

È il porto più importante della mwkgpenisola della Maina e dista circa 40 chilometri da mwkwSparta di cui fu lo storico porto e dove, secondo la leggenda, trascorsero la loro prima notte mwlaElena e mwlqParide per poi imbarcarsi in fuga da mwlgMenelao verso mwlwTroia.

Contents

Storia
Note

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Storia

I fondatori leggendari dell'antica Giteo furono mwowEracle e mwpaApollo,cite-ref-4[4] che appaiono frequentemente nelle monete della città o nelle sue leggende, e mwqqCastore e Pollucecite-ref-fermor-5-0[5]: il primo di questi nomi si può riferire all'influenza dei commercianti fenici di mwrgTiro, che, come sappiamo, visitavano i porti della Laconia nei periodi più antichi.cite-ref-6[6] Si ritiene che Giteo potesse essere il centro dei loro commerci di porpora, dato che il mwswgolfo laconico era un'ottima fonte di mwtamurex. In periodo classico era una comunità di mwtqmwtgPerieci, dipendenti politicamente da Sparta, anche se certamente con una vita municipale propria.

Nel 445 a.C., durante la mwuaprima guerra del Peloponneso, fu incendiata dall'ammiraglio ateniese mwuqTolmide, che aveva assediato la città con 50 navi e mwug4 000 mwuwopliti.cite-ref-fermor-5-1[5]cite-ref-7[7] Fu ricostruita e fu probabilmente la base per costruire al flotta spartana durante la mwxaseconda guerra del Peloponneso. Nel 407 a.C., durante la guerra del Peloponneso, mwxqAlcibiade approdò qui e vide le trenta triremi che gli Spartani vi stavano costruendo.cite-ref-fermor-5-2[5]cite-ref-8[8]

Nel 370 a.C. i mwzwTebani, sotto il comando di mwaaEpaminonda assediarono con successo la città per tre giorni dopo aver saccheggiato la mwaqLaconia.cite-ref-fermor-5-3[5] Tuttavia fu riconquistata dagli Spartani tre giorni dopo.

Nel 219 a.C. mwbwFilippo V di Macedonia cercò senza successo di prendere la città.cite-ref-fermor-5-4[5] Sotto mwdaNabide, Giteo divenne un grande arsenale e un porto importante. Durante la mwdqguerra contro Nabide, Giteo fu presa dopo un lungo assedio. Dopo la fine della guerra Giteo divenne parte dell'Unione dei Laconi liberi sotto la protezione della mwdglega achea.cite-ref-greenhalgh-eliopoulos-9-0[9] Nabide riprese Giteo tre anni dopo e la flotta spartana distrusse quella ateniese al largo della città. Giteo fu liberata da una flotta romana al comando di mwewAulo Atilio Serrano.

In seguito Giteo fu la città più importante della mwfqKoinon dei liberi Laconi, un gruppo di ventiquattro, in seguiti diciotto, comunità legate per conservare la loro autonomia da Sparta e dichiarate libere da mwfgAugusto.cite-ref-10[10] La massima carica della lega era lo mwgwstratego, assistito dal tesoriere (mwharauias), mentre i magistrati a capo delle diverse comunità erano detti mwhqefori.

Sotto la dominazione romana Giteo rimase un porto importante e prosperò come membro della unione.cite-ref-greenhalgh-eliopoulos-9-1[9] Dato che la porpora era popolare a Roma, Giteo l'esportava assieme al mwiwporfido a ala marmo rosa antico.cite-ref-fermor-5-5[5] Una prova dell'antica prosperità di Giteo può essere che i Romani vi costruirono un teatro, tuttora ben conservato e usato occasionalmente. Il teatro e l'acropoli, che è a ovest del teatro, furono scoperti da Dimitris Skias nel 1891.

Durante il IV secolo Giteo fu distrutta.cite-ref-fermor-5-6[5] Non sono chiari i motivi della distruzione: potrebbe essere stata saccheggiata da mwlqAlarico I e dai mwlgVisigoti, oppure dagli mwlwSlavi o distrutta dal mwmagrande terremoto del 365.cite-ref-fermor-5-7[5]

Dopo il terremoto Giteo fu comunque abbandonata. Rimase un piccolo villaggio sotto i mwqwBizantini e l'mwraImpero ottomano. La sua importanza crebbe quando Tzannetos Grigorakis costruì la sua torre a Cranae, un'isola di fronte a Giteo e diverse persone si insediarono nell'isola.cite-ref-fermor-5-8[5] Durante la mwsgguerra d'indipendenza greca, molti si rifugiarono nella mwswpenisola della Maina e Giteo divenne la città più importante.cite-ref-sa-tis-11-0[11]

Dal 1833 è sede di una mwuqmetropolia della mwugChiesa di Grecia.

La Giteo moderna ha aperto un porto negli mwvaanni Sessanta.

Grepolis

Nel mwvwbrowser game mwwamwwqGrepolis è possibile trovare vari mondi intitolati alla polis, tra cui:

• 30° inglese (Gythium, dal 9 gennaio 2012)
• 31° spagnolo (Gitión, dal 29 ottobre 2012)
• 32° brasiliano (Gytheio, dal 7 gennaio 2013)
• 32° italiano (Gytheio, dal 5 marzo 2014)

• 31° americano (Gythium)

Note

cite-note-11. mwzwSapere.it, mw0amw0qGìzio - Sapere.it, su mw0gsapere.it. mw0wURL consultato il 30 agosto 2017.
cite-note-22. mw1wmw2amw2qCensimento 2001 (mw2gmw2wXLS), su mw3aypes.gr. mw3qURL consultato il 2 maggio 2011.
cite-note-33. mw4qmw4gmw4wProgramma Callicrate (mw5amw5qPDF), su mw5gypes.gr. mw5wURL consultato il 2 maggio 2011.
cite-note-44. mw6wPausania mw7a3.21.8.
cite-note-fermor-55. Fermor. mwaqaMani: Travels in the Southern Peloponesse, 302.
cite-note-66. Pausania mwaqq3.21.6.
cite-note-77. Pausanias mwaqg1.27.5.
cite-note-88. Senofonte, mwaqwHellenica, 1, 4, mwaq08–12.
cite-note-greenhalgh-eliopoulos-99. Greenhalgh and Eliopoulos. mwarmDeep into Mani: Journey to the southern tip of Greece, 21.
cite-note-1010. Pausania mwarc3.21.7.
cite-note-sa-tis-1111. Saïtis. mwarsMani., 46-7.

Bibliografia

• mwar8Patrick Leigh Fermor, (1984). Mani: Tavels in the Southern Peloponnese. London: Penguin. ISBN 0-14-011511-0
• Peter Greenhalgh and Edward Eliopoulos, (1985). Deep into Mani:Journey to the southern tip of Greece. London: Trinity Press ISBN 0-571-13524-2

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Collegamenti esterni

• (EL, EN, DE) Sito ufficiale, su gythio.net.